Fabula mystica in versi aforistici, questo poemetto per stazioni progressive sovrappone racconto e pensiero dialettico. E questo avviene perché il poeta narratore e interprete ha saputo attingere da quella zona di purezza mentale necessaria a «ricominciare ogni volta da capo», come dice l’aforisma in epigrafe del mistico chassidico rabbi Nachman di Brezlav. La mente poetica di Annalisa Comes è nello stesso tempo fiabesca e mistico-simbolica. Storia e visione, concetti e figure mettono in scena un mondo aurorale in cui tutto si anima perché ogni cosa ha un’anima, come in un animismo nel quale la visione incantata del puer e la saggezza conclusiva del senex sono compresenti e reversibili, gli opposti si toccano, ma la loro unità non intacca l’avventuroso enigma della loro separazione. Fiabeschi e mistici sono tutti gli opposti che qui si incontrano. Il re e le sue lacrime, il castello e la neve, la scala e la chiave, il tempo con il suo prima e il suo dopo, la porta per uscire e da cui entrare. I concetti si fanno simbolo e la progressione narrativa è anche progressione dialettica, come una volta Benjamin disse a proposito di Kafka.
Dalla Nota introduttiva di Alfonso Berardinelli
La scala e la chiave
La sua acqua anela
alla sua stessa acqua,
E non c’è lettera
né parola in sospeso.
Fa cenni al sentiero
Gira in cerchio al cammino
E di tutti i cerchi fa la sua dimora
Come gioca un bambino.
Annalisa Comes (Firenze 1967), insegnante, scrittrice e traduttrice, è stata allieva di Amelia Rosselli. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie, in Italia e in Francia, fra cui Ouvrage de dame (2004), Racconti italoamericani (2007), Fuori dalla terraferma (2011), Il corpo eterno (2015), Alberi a fronte (2018), la raccolta di prose poetiche L’Airone (2020; Le Héron, Brest 2023), e ha scritto saggi e biografie. I suoi versi sono pubblicati da De Arte, Crocetti, Passigli, Empiria e da importanti riviste italiane e straniere. È membre associé del Laboratoire LIS della Université de Lorraine e fa parte del Comitato di redazione della rivista «Leggendaria» per la quale scrive.