Questo volume riunisce in un violento dittico poetico-politico, con qualche aggiunta e modifica, due raccolte pubblicate in precedenza separatamente da Cecchinel, Perché ancora e Le voci di Bardiaga. Entrambe hanno come tema le vittime della Resistenza, ma visto secondo due prospettive diverse, quasi come un positivo e un negativo fotografici. Nella prima sono celebrati i martiri della Resistenza uccisi o torturati dai nazifascisti, che qui si affollano con le loro storie da tombe conosciute o ignote, in una sorta di tragica Spoon River. Nella seconda invece trovano voce i repubblichini, i nazisti e i collaborazionisti giustiziati dai partigiani e ritrovati dopo anni in una sorta di spelonca nel cuore di un bosco delle Prealpi Trevigiane. Dal punto di vista ideologico la posizione dell’autore nei confronti delle vittime è opposta, di continuità e di comunanza nel primo caso, di distanza e di condanna nel secondo. Ma il diverso giudizio politico e morale lascia in realtà emergere la sua profonda pietas per i morti di entrambe le parti: la natura che ne nasconde i resti si confonde quasi con essi, è una natura che non può più essere ammirata nella sua bellezza e purezza ma sembra contorcersi in una sofferenza senza redenzione. E anche la scrittura fortemente espressionistica e visionaria di Cecchinel aderisce mirabilmente a questo groviglio inestricabile di morte e di vita.
Parlano stanche le pietre
più oltre la bomba a mano tedesca
con la presa di legno,
ossa dei polsi legate ad anelli
da fil di ferro,
con fil di ferro ricucita al panno
una suola di gomma contadina,
scarponi e cinturoni militari,
un pettine dalla scritta in latino
e capelli castani e scuri
e un po’ distante lunghi e biondi
Luciano Cecchinel (Revine-Lago 1947) vive nel suo paese natale in provincia di Treviso, comune di cui è stato in passato anche sindaco. Già insegnante di materie letterarie, ha pubblicato articoli e studi sulla cultura popolare. È inoltre autore di numerose raccolte poetiche in italiano e nel suo dialetto materno, che ne fanno uno dei più importanti poeti italiani viventi. Dopo l’esordio con Al tràgol jért (1988 e 1989, con un saggio di Andrea Zanzotto), ha pubblicato Lungo la traccia (2005), Perché ancora / Pourquoi encore (2005, con testi di Martin Rueff e Claude Mouchard), Le voci di Bardiaga (2008), Sanjut de stran (2012, con prefazione di Cesare Segre), In silenzioso affiorare (2015), Da un tempo di profumi e di gelo (2016, con postfazione di Rolando Damiani), Da sponda a sponda (2019). Nel 2018 ha pubblicato la sua prima prova di narrativa, La parabola degli eterni paesani.