«La vita molto spesso / è soltanto la sua abitudine, / e dovunque si trovi / lascia delle piccole briciole. / Di tanto in tanto lascia / qualche segno irrilevante, per non perdersi. / Per questo è ancora viva.» C’è una Grecia che non ha luce, ma ombre. Una Grecia balcanica che non scintilla di mare, che non porta in sé né colonne né rovine, bensì un vento del nord, un’inquietudine terrestre, fatta di case vuote, di lunghe nevicate, di nomi cancellati dal tempo. È la Grecia di Nikos Chuliaràs, figlia dell’Epiro e dei suoi silenzi, dove la realtà si incrina rivelando la propria trama segreta: il sonno ci fotografa da anni, il tempo è un sarto che ci lavora da dentro, persino le cose più irrilevanti finiscono per decidere la nostra vita. In questa materia minima, quasi incolore, Chuliaràs scava un mondo che resiste al rumore. Ogni poesia diventa così un piccolo atto di sopravvivenza, una briciola lasciata perché qualcuno – forse noi – possa ritrovare la strada.
La neve che conoscevo
Vita insopportabile
come un vecchio cappotto pesante.
Il tempo è compassionevole.
È un sarto e ti lavora
da dentro.
Tira i fili di tanto in tanto
e a poco a poco mi scuce.
Nikos Chuliaràs (Ioànnina 1940 – Atene 2015) è una delle voci più singolari della letteratura greca contemporanea. Pittore, narratore, cantautore e poeta, si forma all’Accademia di Belle Arti di Atene negli anni Sessanta, distinguendosi presto come uno dei pittori greci più originali della sua generazione. Parallelamente si afferma come cantautore, tra i primi a riarrangiare canzoni popolari e a riportare in vita la tradizione musicale epirotica. Dopo gli esordi musicali e pittorici, pubblica nel 1979 il romanzo Ο Λούσιας (Lùssias), opera di riferimento della narrativa greca post-bellica, divenuta nel 1989 una serie televisiva per l’emittente nazionale ET-1, a cui seguono altri successi narrativi. Autore di quattro sillogi poetiche pubblicate tra il 1983 e il 2000, Chuliaràs sviluppa una poesia di tono intimista e visionario, dove la grecità si manifesta in forme inedite: una Grecia interiore, autunnale, a tinte notturne e silenziosa. Le sue opere, tradotte in più lingue, hanno ricevuto riconoscimenti in tutto il mondo.
Renzo Cremona (Chioggia 1971) si è formato in Lingua e Letteratura neogreca all’Università Ca’ Foscari di Venezia ed è docente di lingua e civiltà cinese. È autore di poesie, narrazioni brevi e testi teatrali, fra cui Lettere dal mattatoio (2002), Tutti senza nome (2006), Sedici settimane/Δεκάξι βδομάδες (2007, con testo in neogreco a cura di Keti Màraka), Fossa Clodia (2015), Lingua Madre (2017), Le vite perpendicolari (2023) e Obsolescenza programmata (2024).